Libri/Media

I media-zombi

Lo studioso dei media Federico Boni ha affermato nel recente volume The watching dead. I media dei morti viventi (Mimesis) che di solito «I media abitano una dimensione che si pone tra la vita e la morte» (p. 74). D’altronde, anche McLuhan aveva ben compreso negli anni Sessanta la natura sostanzialmente “aliena” dei media rispetto al contesto quotidiano in cui vivono le persone. Sosteneva infatti che a esercitare degli effetti sulla cultura sociale, più che il contenuto dei messaggi trasmessi dai media, fosse la semplice presenza degli stessi media all’interno delle abitazioni private. Presenza che consentiva a essi di manifestarsi attraverso la propria specifica tecnologia e le proprie particolari modalità di funzionamento. Proprio il possesso di una natura aliena permette ai media di collocarsi in un territorio di confine e di essere pertanto dei tramiti rispetto a tutto ciò che non appartiene allo spazio della quotidianità. È comprensibile perciò perché Boni abbia utilizzato la metafora dello zombi per tentare di spiegare il funzionamento dei media. Per Boni cioè i media stessi devono essere considerati come degli zombi perché condividono con queste spaventose figure dell’immaginario collettivo l’appartenenza a una dimensione liminale. Sono cioè anch’essi perennemente sulla soglia, sospesi all’interno di uno spazio indefinito tra la vita e la morte e, proprio per questo, inquietante.

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