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La contraddizione dei social media

Franco La Cecla afferma nel suo recente volume “Surrogati di presenza. Media e vita quotidiana” (Bébert Edizioni) che Facebook tende a realizzare un’azione di espropriazione di un territorio importante della vita sociale e cioè quello dove si trovano le relazioni di conoscenza e amicizia. E tutti i social media, a suo avviso, vanno considerati come «simulazioni di un campo sociale, ma in realtà surrogati riduttivi di esso» (pp. 36-37).
Va però anche considerato che i social media operano principalmente attraverso le immagini degli individui e proprio da qui, secondo La Cecla, deriva una contraddizione insanabile. Quella dipendente dalla natura dell’immagine digitale, che gli esseri umani, nonostante il loro notevole impegno, non riescono a stabilizzare, perché in essa «ogni “presa” è negata dalla possibilità di una “migliore presa” tra un secondo» (p. 44). Ogni scatto, cioè, può essere migliorato dallo scatto che verrà dopo. Dunque, gli esseri umani sono impossibilitati a catturare la loro apparenza e a fissarla. E, pertanto, non riescono a riconoscersi in un’immagine. Né a ottenere un vero riconoscimento da parte degli altri. Quel riconoscimento di cui comunque non possono fare a meno se vogliono consolidare e rafforzare la propria identità.

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