Libri

La forza delle immagini

Dalla Postfazione di Gianfranco Marrone al nuovo volume U. Eco, M. Augé, G. Didi-Huberman, La forza delle immagini (Franco Angeli): “La gente, a qualsiasi livello e di qualsiasi natura, ha cominciato ben più che in passato a usare le immagini come strumenti per operare nel mondo e modificarlo, come armi con cui combattere e contro cui combattere. Gli esempi sono infiniti, e, contraddicendosi, vanno in molteplici direzioni: dai marchi multinazionali ai videoclip musicali, dalle trasmissioni neotelevisive agli annunci pubblicitari, dalle fotografie di reportage ai filmini turistici, dalle testimonianze di stragi ed eccidi ai video dei terroristi, come anche, ovviamente, le vignette satiriche che essi fatalmente detestano. Un’evidente riprova che le immagini vengono generalmente usate per colpire qualcuno sta nel fatto che, parallelamente, c’è qualcuno che intende colpirle, distruggerle, dai Buddha afgani alle vetrine dei negozi di marca, dalle insegne promozionali ai logo mondializzati. Certo, iconoclastia e iconofilia sono sempre esistite, nelle religioni di ogni ordine e grado, tempo e spazio. Tuttavia, mai come nel Novecento – e per molti versi ancora adesso – s’è combattuta con tanta determinazione e ferocia una guerra delle immagini. Le tre belle interviste che costituiscono questo libro lo testimoniano assai bene. Il semiologo Eco, l’antropologo Augé e lo storico dell’arte Didi-Huberman, pur con prospettive teoriche molto diverse, confluiscono proprio su questo punto: le immagini hanno una forza più che una forma, una forza che deriva forse dalla loro forma, o che invece le informa, una forza comunque stupefacente che rende necessaria una generale teoria critica e un pacchetto di modelli interpretativi ben più potenti di quelli dell’estetica filosofica più tradizionale. Teoria e modelli d’ordine ora semiotico, ora etnologico ed etnografico, ora storico-artistico e psicanalitico, ora filosofico e storiografico, e tutti in nome di quei visual studies che, platonicamente, pongono più domande di quante risposte non sappiano individuare. Il pictorial turn è ancora in fase di dolorosa gestazione”.

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