Media

Gastromania e media

In passato, i cibi hanno svolto essenzialmente una funzione nutritiva per il corpo umano. Oggi sembra invece che nel campo alimentare la funzione nutritiva sia diventata scarsamente importante. A contare, infatti, sono soprattutto gli aspetti visivi e spettacolari degli alimenti. Questi vengono mediatizzati e, più che essere mangiati, si guardano e ammirano. Le società contemporanee sono perciò invase, come sostiene Gianfranco Marrone nel libro omonimo da poco uscito, da una vera e propria «gastromania» (Bompiani). Vale a dire da forme di rappresentazione del cibo, che si moltiplicano in maniera crescente in vari tipi di media: giornali, libri, trasmissioni televisive, siti Internet, blog, social network. Probabilmente, tale intenso consumo di alimenti che avviene attraverso i media costituisce una forma di compensazione rispetto ai rimorsi nutriti da parte di molti per non avere tempo e competenze a sufficienza da dedicare alla preparazione di piatti sani e di qualità. Non si cucina più, ma il cibo viene comunque consumato in forme surrogate. Non a caso, come ha scritto Marrone, nel programma televisivo di maggior successo – Master Chef – «non si mangia, non si sta a tavola, non si beve un bicchiere di vino». Ciò che conta è l’immersione dello spettatore nell’universo mediatico del cibo, il quale viene però a essere spogliato delle sue valenze gustative ed edonistiche ed è ridotto a un puro strumento per effettuare un’esperienza di natura estetica.

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