Media

Selfie: un monumento per tutti

Un estratto dalla relazione di Vanni Codeluppi al Festival Filosofia di Modena:

Il selfie aiuta le persone a “eternizzarsi”, cioè a sentirsi meno effimere in un mondo in rapidissimo cambiamento. Nell’Ottocento, la borghesia, arrivata al potere, aveva bisogno di legittimarsi e ha fatto perciò un uso massiccio del monumento, ma soltanto per alcune persone meritevoli di non scomparire dalla considerazione collettiva. Insieme al monumento, ha utilizzato anche la fotografia. Questa, presentata come una specie di “monumento per tutti”, ha avuto infatti una notevole diffusione, dapprima come medium riservato all’alta borghesia e poi come medium di massa.
In passato, il ritratto era riservato ai pochi benestanti che se lo potevano permettere. La fotografia ha diffuso enormemente la possibilità di farsi il proprio ritratto. E il selfie odierno non fa dunque altro che sviluppare ulteriormente la capacità della fotografia di presentarsi come un “monumento per tutti”, di attribuire cioè una durata e una diffusione sociale ad eventi di natura personale.
Chi si fa dei selfie viene spesso accusato di essere un narcisista. Ma non sono i selfie, la fotografia o, più in generale, i media a creare il narcisismo. Questo è il risultato di un processo di cambiamento che sta frammentando il tessuto sociale e rendendo sempre più importanti i singoli individui. Gli strumenti di comunicazione, a cominciare dal selfie, lo rendono soltanto maggiormente praticabile.

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