Libri

La società della trasparenza

È stato da poco tradotto in italiano il volume “La società della trasparenza” (Nottetempo), del filosofo tedesco di origine coreana Byung-Chul Han, che si concentra sull’ossessione per la trasparenza delle società contemporanee, che promette una maggiore libertà personale, ma determina invece la nascita di nuove forme di potere. L’individuo, infatti, si trova a vivere all’interno di uno spazio privato che non riesce più a controllare ed è sommerso dall’enorme quantità di dati e informazioni che la trasparenza inevitabilmente tende a generare.
Jean Baudrillard è probabilmente l’autore che nel testo viene citato più spesso. Il suo concetto di «oscenità», ad esempio, ritorna più volte, seppure spesso sotto l’etichetta di «pornografia». Ma nel volume di Byung-Chul Han gli autori richiamati sono numerosi. C’è però un autore che non viene esplicitamente citato, ma esercita un’influenza decisiva: Guy Debord. Dell’autore de La società dello spettacolo viene infatti ripreso sia lo stile di scrittura aforistico, che il tono fortemente critico e radicale. E qui sta il principale problema che l’analisi del filosofo tedesco comporta. L’operazione di Debord aveva infatti un senso negli anni Sessanta, perché La società dello spettacolo si presentava come una specie di manifesto di rivendicazione per le lotte giovanili di contestazione. Ma oggi non sembra esserci un contesto sociale adeguato a recepire un libro-manifesto di questo tipo.

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