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La paura secondo Augé

L’antropologo Marc Augé ha pubblicato di recente un volume – Le nuove paure. Che cosa temiamo oggi? (Bollati Boringhieri) – nel quale ha analizzato le nuove forme che sta assumendo la paura nelle società contemporanee. In particolare, ha ragionato sul fondamentale ruolo che i media esercitano nell’incrementare il nostro tasso di paura.

A suo avviso, i media determinano infatti un effetto ansiogeno sulle persone non solamente perché drammatizzano le notizie che possono suscitare paura, ma anche perché accumulano progressivamente queste notizie. I vari media cioè, agiscono simultaneamente, dando vita a una specie di effetto sinergico. Si altera dunque la nostra percezione della realtà, perché «se ciascuno dei fatti rilevati ha una storia e una dinamica proprie, non tutti sono dipendenti gli uni dagli altri» (p. 77). Invece i media tendono a costruire tra questi fatti dei collegamenti impliciti, a costruire quella che lo stesso Augé chiama «fiction globale», cioè una fiction particolarmente efficace dal punto di vista degli effetti che è in grado di esercitare sulla sensazione di rischio sperimentata dagli esseri umani.

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