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Futuro perfetto?

Internet non è solamente uno strumento di comunicazione. Si presenta anche come un modello organizzativo estremamente efficiente che l’intera società dovrebbe prendere ad esempio. È questa la tesi sviluppata da Steven Johnson nel suo ultimo libro: Un futuro perfetto (Codice Edizioni). Johnson, giornalista e divulgatore scientifico, è conosciuto soprattutto perché qualche anno fa ha provocatoriamente attribuito ai media un ruolo di stimolo all’intelligenza umana in Tutto quello che fa male ti fa bene (Mondadori), mentre ora sostiene in Un futuro perfetto che le società stanno imparando a risolvere i loro problemi imitando le modalità di funzionamento di Internet. Qualche volta per farlo impiegano direttamente i computer e la Rete, ma altre volte prendono soltanto ad esempio come quest’ultima agisce per trovare delle soluzioni ottimali e impiegare efficacemente le risorse a disposizione.

Ad imitare Internet sono singoli e comunità di varia natura, che, presi tutti insieme, costituiscono una nuova forma di movimento sociale. I casi concreti portati a sostegno della sua tesi dal giornalista statunitense sono numerosi e anche molto diversi tra loro. Si tratta di istituzioni educative, organizzazioni non governative, comunità locali e movimenti di protesta, come Occupy Wall Street e la Primavera araba. Ma Johnson racconta anche di Porto Alegre, in Brasile, dove dalla fine degli anni Ottanta i cittadini decidono annualmente come spendere le risorse economiche della comunità. Un esempio che negli ultimi anni è stato seguito da altre 55 città nel mondo. E Johnson parla anche di realtà tipicamente “internettiane” come Wikipedia e Kickstarter (un sito che ogni anno raccoglie circa 200 milioni di dollari per progetti creativi e artistici), così come di imprese quali Starbucks, New Balance e Whole Foods.

Questi casi hanno in comune, come sostiene Johnson, l’adozione del modello del “network tra pari”. Un modello dove le persone agiscono non tanto perché mosse dalla ricerca di ricompense di tipo monetario, ma perché condividono i valori proposti. E pensano che, come ha mostrato l’esperienza di Internet, la migliore soluzione possibile possa nascere, non da una competizione tra privati (come prevede l’ideologia liberista), ma da una collaborazione tra soggetti privati e pubblici all’interno di una rete di relazioni libere e prive di un forte controllo dall’alto. Nella storia delle civiltà, questo modello ha già operato, ma Internet rende più facile ed economico condividere informazioni e ha mostrato pertanto di saper rafforzare e migliorare il modello del network tra pari. Per questo molto spesso Internet è anche lo strumento principalmente utilizzato dalle persone e dai gruppi sociali che si rifanno a tale modello.

Johnson è convinto che anche la politica e le democrazie debbano ripensare la loro organizzazione e il loro funzionamento alla luce dei successi ottenuti da questo modello. Che quando è stato utilizzato nelle società democratiche ha dimostrato di saper contribuire efficacemente al benessere delle persone. Negli Stati Uniti, ad esempio, in vent’anni (dalla fine degli anni Ottanta al 2008) sono diminuiti gli studenti che abbandonano gli studi, i crimini compiuti dai giovani, i crimini in generale, gli incidenti automobilistici causati dall’alcol, le morti al volante, la mortalità infantile, le morti sul lavoro e l’inquinamento dell’aria, mentre sono aumentati il reddito pro-capite e le aspettative di vita. Insomma, tutto ciò generalmente non viene trattato dai media perché non fa notizia, ma dimostra che negli Stati Uniti la qualità della vita delle persone è decisamente migliorata. Così come d’altronde è avvenuto anche in molti altri Paesi, sia avanzati che in via di sviluppo. Certo, contemporaneamente diversi problemi sociali si sono aggravati. Negli Stati Uniti sono ad esempio aumentati il numero delle persone che vivono in povertà e quello dei disoccupati. Ma tutto ciò è accaduto soprattutto dopo l’arrivo nel 2008 di una grave crisi economica. In generale, negli ultimi decenni le condizioni di vita delle persone sono costantemente migliorate.

E questo, secondo Johnson, è stato possibile, non tanto grazie alla disponibilità di nuove tecnologie, ma perché si sono attivati dei network virtuosi tra soggetti che hanno agito unendo le rispettive forze: gli amministratori pubblici, gli operatori sanitari, le campagne di sensibilizzazione e le persone comuni, che hanno sviluppato una maggiore consapevolezza dei problemi attraverso lo scambio di informazioni. Se dunque la tesi di Johnson è corretta come sembra, dobbiamo probabilmente sempre più cercare di imparare da Internet.

 

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